Risorse perse, risorse ritrovate: Boomerang Recruiting!

Cosa si intende per boomerang recruiting? In poche parole, sono quelle azioni di reclutamento che prevedono il ricondurre in azienda Risorse valide che tempo prima si erano allontanate per affrontare nuove opportunità lavorative.

Perchè considerare il boomerang recruiting? La maggior parte delle volte una Risorsa che lascia l’azienda crea un vuoto difficile da gestire: nuove persone da formare, passaggi di consegne spesso frettolosi, perdita di informazioni. Ma se si guarda l’allontanamento di una valida Risorsa con gli occhi del boomerang recruting, non si può far altro che notare il beneficio che questa prassi potrebbe apportare all’azienda.

Il reinserimento di una Risorsa nota sarà molto più veloce perché quest’ultima ne conosce già la mentalità, i ritmi, il prodotto. E il valore aggiunto riportato dalla formazione ricevuta fuori azienda potrebbe costituire il vero ritorno sull’investimento.

Basta black list!

GDPR e Curriculum

Cosa è il GDPR? A partire dal 25 maggio 2018 il GDPR subentra e sostituisce la direttiva dell’Unione Europea riguardante la protezione dei dati entrate in vigore nel 1995. Questo nuovo
regolamento fornisce ai cittadini dell’Unione Europea una serie di vantaggi, quali il diritto alla portabilità dei dati e alla cancellazione, un più facile accesso alle informazioni personali gestite da terzi e al dettaglio sull’utilizzo dei propri dati.
Inoltre garantisce a tutti i cittadini dell’UE il diritto di sapere quando i loro dati sono stati compromessi entro 72 ore dalla violazione.

Come comportarsi nel caso dell’invio di un curriculum, in materia di GDPR? E’ essenziale inserire in calce al cv l’autorizzazione al trattamento dei dati personali. Senza questa autorizzazione
diventa impossibile utilizzare (dal ricevente) nessun dato contenuto nel curriculum, annullando la possibilità di essere contattati per un colloquio.

Qual è la dicitura corretta da apporre sul cv?
L’unica autorizzazione corretta e validante fa riferimento al GDPR ed è: Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 d.lgs. 30 giugno 2006 n°196 – “Codice in materia di protezione dei dati personali” e dell’art. 13 GDPR 679/16 – “Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali”.

Quando il lavoro è smart

Cosa si intende per Smart Working? Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali definisce il lavoro agile come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

Quali sono i benefici derivanti dallo Smart Working?
Per quanto riguarda il lavoratore, tra i benefici troviamo la riduzione dei tempi di trasferimento da casa a ufficio, tempi di vita e di lavoro più bilanciati, l’aumento della motivazione al lavoro e della soddisfazione lavorativa.
Per quanto riguarda le aziende, la riduzione dei costi aziendali per gli spazi da adibire a ufficio, la crescita della produttività, la riduzione dell’assenteismo.

Come si stipula l’accordo di smart working? E’ indispensabile redigere un accordo scritto tra dipendente e datore di lavoro, indicante la durata, il preavviso in caso di recesso, il come e il quando e le modalità di controllo della prestazione lavorativa (requisiti minimi). Il tutto dovrà essere inoltrato telematicamente.